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MR.MATTI

Commento Curatoriale

L’ombrello non si sa bene chi l’abbia inventato, lega il suo nome all’ombra che genera, ma lo usiamo più spesso per ripararci dalla pioggia. Sotto di sé nasce un microcosmo che diventa tutt’uno con la persona che lo regge: fuori piove, lì no, fuori la luce ti spacca, lì il tepore ti culla. La sua forma aggraziata, come un sole o una ruota portatili, lo ha reso anche protagonista delle arti, si pensi al ritratto della marchesa Elena Grimaldi di Anthony van Dyck. E la sua simpatia lo ha reso anche colorato addobbo cittadino, come quando in gran numero vengono appesi sulle strade per qualche fiera o ricorrenza.

Metaforicamente questo oggetto è diventato anche l’immagine di qualcosa che, stando sopra, racchiude. L’arte di Mr Matti è un’arte dell’ombrello. Intanto vi ricordate l’ombrello surrealista di Lautréamont? “Bello come l’incontro fortuito di un ombrello e di una macchina da cucire su un tavolo operatorio.” La macchina da cucire la stiamo ancora cercando, ma per il tavolo operatorio siamo nel posto giusto. Mr Matti parte dal suo tavolo operatorio e poi ci si mette sopra in piedi, alza le punte, apre l’ombrello e teorizza l’idea che culla per il mondo che sogna.

Prima c’è il concetto, questo si formula in messaggio e da lì come una pioggia tutto il sentire cade nelle sue opere. Il post-spazialismo è un’onda asimmetrica, che travolge gli stili, mette al centro la libera sperimentazione, nel tentativo di esprimere sempre e solo quella visione che l’ombrello racchiude sotto di sé: dobbiamo rimettere al centro l’uomo, proteggerlo, farlo crescere e curarlo attraverso la medicina, certo, ma anche attraverso l’arte, il pensiero e, permettetemelo, la bellezza. Mai messaggio è stato più attuale e più urgente, tanto più se emerge dalla bocca, dalle mani, dallo sguardo di un medico-artista che opera in sala e che fa la sua opera in laboratorio.

Se i robot stanno per prendere il nostro posto nelle attività quotidiane, se l’intelligenza artificiale sta già soppiantando i nostri neuroni, noi dobbiamo fermarci, resistere alla fredda robotizzazione del calcolo e della convenienza, riporre in un cassetto l’idea che la vita sia solo soldi ed economia e tornare a curare l’anima con l’anima, il corpo con l’anima, l’anima col corpo, il corpo con il corpo. E poi la parola sussurrata, il gesto gentile, la carezza data a un corpo, prima di inciderne la carne. Se si passa dal dolore, è più facile uscirne insieme.

Il medico è da sempre un uomo che aiuta. L’artista è un uomo che aiuta. Il medico-artista conosce questa virtù dell’umano, che diventa infinitamente più potente quando il simile si accorge del suo simile, quando solidarizza con gli altri per un obiettivo comune, che poi in definitiva è quello di una semplice, quanto fuori moda, felicità.

I tagli di Mr Matti, le sue suture, i suoi stencil, le sue colate di colore, i suoi quadri che si illuminano al buio… tutto concorre a ricordarci chi siamo e che possiamo ambire a un istinto dimenticato, a una vitalità nascosta dietro al calcolo, a una carezza come quella che dà la madre al figlio dopo che si è sbucciato il ginocchio. Il bacio dato sulla “bua” è un bacio che guarisce. Si guarisce soprattutto lasciandoci abbracciare dall’energia di chi ci ama. Dobbiamo solo ricordarci di amare, ricordarci che possiamo farlo, che sappiamo farlo e che nessun progresso scientifico dovrà mai toglierci la capacità di sentire l’altro. Vi invito a raggiungerci sotto l’ombrello di Mr Matti e non abbiate paura se staremo un po’ stretti, sarà la scusa per abbracciarci.

Paolo Mosca (in arte Paul)